
La mia generazione, nata durante il lustro che va dal 78 all'83, ha amato il Cinema grazie a Tim Burton. Eravamo tutti (più o meno) nelle prime età dell'intendere e del volere quando uscirono "Beetlejuice"(88), "Batman"(89) e "Edward mani di forbice"(90). Grazie alla tv, ma soprattutto grazie all'esplosione dei cartoni animati giapponesi, noi siamo stati la generazione che sognava. Burton ha semplicemente messo le ali a quei sogni. Non erano tanto gli antieroi burtoniani ad affascinare. Beetlejuice era uno sgradevole spiritello chiacchierone e maleducato. Il Batman interpretato da Michael Keaton era lontanissimo dal carisma del Bruce Wayne cartaceo. L'amore impossibile di Edward, infine, non avrebbe voluto viverlo nessuno. Erano i mondi burtoniani, ad affascinare. La fiaba. Meglio: la fiaba nera. Nulla accattiva di più del reietto, dell'escluso.
Ecco quel Tim Burton ha inventato una cifra stilistica. Ci sono i film di Tim Burton. Non potrebbe farli nessun altro. A tal proposito, "Alice in Wonderland" sembra fatto apposta per scatenare le visioni del genio di Burbank. Io però ho paura di questa operazione. Mi ricorda molto "La fabbrica di cioccolato". Budget imponente, storia risaputa, confezione impeccabile. Ma non c'era niente, nulla che riuscisse a sorprenderti davvero. Il film che sta per uscire non riprende direttamente l'Alice di Carroll. E' una sorta di sequel. Spero, quindi, che Tim abbia voluto spingere sull'acceleratore dell'alternativo. So già che troverò il Bianconiglio, il Cappellaio matto, il Brucaliffo e lo Stregatto. Ma vorrei indietro il Tim Burton capace di far commuovere con un semplice campo di girasoli. Il mio Tim è fermo a "Big Fish". Spero che torni al più presto tra di noi.


