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mercoledì 29 dicembre 2010

I 10 MIGLIORI FILM DEL 2010


10 – Il Profeta di Jacques Audiard, dramma carcerario sorpresa della stagione, è un film che ha fatto incetta di premi nei festival di tutto il mondo. Particolarmente lodati il protagonista Tahar Rahim e la confezione realista.

9 – La storia di Mammuth, eroe dei nostri tempi che fa i conti col suo passato, potrà anche essere risaputa. Ma il film ci restituisce un Gerard Depardieu in forma smagliante. Occhio a Gustave de Kervern e Benoît Delépine, due registi che hanno talento da vendere.

8 - The Messenger. Perla dell'ultimo cinema indipendente, la pellicola di debutto di Over Moverman riflette sulla guerra senza retorica. Consigliato a chi cerca un film che parli di attualità senza voler compiacere a tutti i costi lo spettatore. In grande forma Woody Harrelson, bravissima Samantha Morton

7 – Secondo me Inception non è il miglior film di Christopher Nolan. E non è nemmeno tutto questo capolavoro. Però bisogna dargli un merito: ha fatto parlare di sé oltre ogni previsione. Ha aperto dibattiti, scatenato prese di posizione, ringalluzzito culture cinematografiche sopite. Ambizione e coraggio, a Nolan va dato atto almeno di questo.

6 – La prima cosa bella è un film di Virzì al cubo. Si torna a Livorno, si torna a un certo cinismo che si era un po' perso per strada nelle ultime pellicole, ma soprattutto si riporta in primo piano un canovaccio degno della migliore commedia italiana. Strepitosa Stefania Sandrelli, convincente Mastrandrea. E' un film che può piacere all'Academy, tifiamo per lui.

5- Qui vado controcorrente. Codice Genesi (The Book of Eli nel più corretto titolo originale) è un film che mi è piaciuto tantissimo. Anche se la critica l'ha stroncato quasi all'unanimità. I fratelli Hughes volevano mettere su pellicola un fumettone che avesse i toni epici del western mescolati a una robusta visionarietà. Ci sono riusciti alla grande. Il racconto regge dall'inizio alla fine, e il tanto criticato colpo di scena finale può essere apprezzato, davvero, soltanto da chi ama il linguaggio del fumetto. Sorprendente cameo di Jennifer Beals.

4- Come doveva finire la saga di Toy Story? Esattamente come finisce il numero 3. Poesia infinita. Grazie Pixar. Verso l'infinito, e oltre.

3- L'uomo che verrà è il miglior film italiano degli ultimi anni. Esce in sordina, attesissimo da chi aveva amato 'Il vento fa il suo giro'. Cresce e vince un meritatissimo David, ricordando a tutti come la Seconda guerra mondiale non sia un argomento già troppo dibattuto. Fotografato splendidamente e recitato con una naturalezza che spiazza, il film di Giorgio Diritti entra a pieno diritto tra i titoli più belli che raccontanto la memoria del nostro Paese.

2- The Town, per chi scrive, è un piccolo gioiello. E' un intreccio di generi: un po' di polar (incontro tra poliziesco e noir) e molto heist movie (rapine). E' un'opera coraggiosa nei toni che porta la firma di un regista, Ben Affleck, che non è più una sorpresa. Palese il tributo, nei testi e nella caratterizzazione dei personaggi, al miglior cinema di Michael Mann.

1 – Il miglior film del 2010 segna un'epoca. The Social Network non è solo un film recitato alla grande e girato magistralmente. E' un compendio di cinema maturo, nel quale si fondono perfettamente una sceneggiatura inossidabile, una colonna sonora da urlo e una capacità di avvincere lo spettatore che non si registrava da anni. Auspicabile una meritata messe di premi agli Oscar.

giovedì 18 novembre 2010

THE SOCIAL NETWORK: UN FILM CHE FOTOGRAFA UN'EPOCA E SEGNA LA MATURITA' DI DAVID FINCHER


In una sera d'autunno del 2003, dopo essere stato mollato dalla sua fidanzata, lo studente di Harvard Mark Zuckerberg, un genio dell'informatica, siede al suo computer e inizia con foga a rubare tutte le foto delle studentesse delle università cittadine. Crea un sito, ci ficca dentro tutte le foto, chiede agli utenti di votarle. Ventimila contatti in due ore e il sistema informatico di Harvard va in crash. L'impresa viene notata da tre studenti, che chiedono a Mark di creare una nuova community che sia altra rispetto a MySpace: ognuno dovrò poter metterci la propria biografia, con tanto di foto. Siamo agli albori di Facebook.

Che cosa rende un film un'opera epocale? Che cosa lo consacra immortale perché attaccato col bostik a un preciso periodo storico? Non è sicuramente un attore, piuttosto che un'attrice particolarmente quotata. E' solo il racconto, la capacità di inquadrare quegli anni, che fa la differenza. Due film epocali sono 'Il Laureato' (1967, di Mike Nichols, culto) e 'Cinque pezzi facili' (1970, di Bob Rafelson con uno splendido Jack Nicholson). Avevano dentro un moto di rivoluzione: lo spettatore di oggi può utilizzarli per capire quel periodo. 'The Social Network', ottavo lungometraggio di David Fincher, è un film epocale perché fotografa gli anni zero in maniera perfetta. In più, secondo chi scrive, è l'atteso film della maturità per il 48enne regista americano, reduce dal buco nell'acqua del megapolpettone 'Il curioso caso di Benjamin Button'.

E proprio dal 'Curioso caso' si dovrebbe partire. Fincher, più a suo agio con una storia che abbia un sapore investigativo, rispetto al suo ultimo film si trasforma. Niente lungaggini e niente virtuosismi da kolossal. 'TSN' è una pellicola asciutta, acuta, pulita, adulta. Ci sono tutti gli ingredienti del tuo libro preferito: amore, tradimenti, gelosie, sesso, denaro, sete di potere, solitudine. La scelta di raccontare l'ascesa dell'idea (rubata? A voi il giudizio) del gelido Mark Zuckerberg attraverso due indagini legali è assolutamente vincente. La sceneggiatura di Aaron Sorkin, sorretta da una raffica di dialoghi geniali, riesce a dare un ritmo tale al film che le due ore planano. Non esistono attimi di stanchezza: un po' per la regia di Fincher, genitore di una serie di trovate notevoli (il campo-controcampo della litigata iniziale tra Mark e la fidanzata, il montaggio frenetico durante la creazione di 'facemash', la geniale visualizzazione in ombra/luce dei gemelli Winklevoss). Un po' per la fantastica colonna sonora del duo Trent Reznor (Nine Inch Nails) - Atticus Ross (autore del bellissimo score di 'The Book of Eli'). Ai due, tanto per intenderci, si perdona anche il clamoroso plagio dell'intro di 'Boys&Girls' dei Blur.

E questo è il Fincher che io amo. Non il Fincher ridondante del 'Curioso caso' o troppo cervellotico di 'The Game' e 'Panic room'. Il regista è tornato ai livelli dei suoi tre film migliori, ovvero 'Seven, 'Fight Club' e 'Zodiac'. E' tornato a raccontare delle storie in maniera personale, senza eccessi. Ha ricominciato a farlo con freddo realismo e con la capacità rara di avvincere lo spettatore che tutti gli riconoscevano. Un film adulto come questo, cioè un film che sa affascinare soltanto attraverso la forza dei dialoghi, segna il raggiungimento della definitiva maturità artistica.

E il messaggio? Un film epocale parla da solo. Eppure il regista non prende una posizione netta. Sospende il giudizio. Da una parte ci sono Mark Zuckerberg e tutte le persone che vorrebbero essere al suo posto. Dall'altro c'è Erika Allbright, la sua ex fidanzata, che se vogliamo rappresenterebbe tutte quelle persone che odiano i social network. Tanti amici virtuali significano soltanto solitudine. Un messaggio così banale non sarebbe da David Fincher. Infatti nessuna moralina, nessun metaforone. Facebook cresce ogni istante. Non lo puoi fermare, non riesci ad arginarlo, puoi solo scegliere se sottostare alle sue regole. Nessuno però, a proiezione finita, è costretto a scegliere dove stare. Nè per quanto riguarda la propria opinione sul fenomeno, nè per quanto concerne le singole battaglie legali (ogni personaggio ha la possibilità di dare la sua versione: Rashomon dice niente?). La scena finale è emblematica.

Sugli attori il discorso non potrebbe non essere entusiastico. In effetti un film ben riuscito, di solito, deve tanto alla compattezza del cast. Jesse Eisenberg dà vita a un protagonista freddo, nerd, stronzo, egoista. Ma anche a tratti generoso, sincero, ingenuo per quanto non attaccato ai soldi, semplice. Attore solido, farà strada. Andrew Garfield (attenzione: sarà il nuovo Peter Parker nel reboot di Spiderman di Mark Webb) invece è la rivelazione. Il giovane Eduardo Saverin è il personaggio più complesso. Saverin ama e odia Zuckerberg, e Garfield cattura questo mare di sensazioni contrastanti in maniera magistrale. Bravo anche Justin Timberlake nei panni del creatore di Napster, Sean Parker. Timberlake deve fare lo sciupafemmine spiantato e furbastro: ci riesce alla grande e magari non ha dovuto sforzarsi poi tanto. In parte anche la fidanzata Rooney Mara, che nei pochi momenti che ha a disposizione tira fuori il meglio di sé. E, infine, una menzione d'onore per Armie Archer. Il biondone interpreta i due gemelli Cameron e Tyler Winklevoss, olimpionici di canottaggio a Pechino e 'veri' padroni dell'idea Facebook. Non avevo capito che l'attore fosse uno solo. Quindi, gabbato dall'effetto speciale, devo dare merito ad Armie, interprete di due gemelli mai troppo simpatici né troppo antipatici che rimarranno nella memoria (mitica la scena di loro due a confronto col rettore di Harvard).

Cosa aggiungere? Facebookiamo? Fai il refresh? Aggiorni la bacheca? La foto è figa?
Ecco, 'The Social Network' è un film cool, figo. Non c'è pubblicità (effetti speciali), non si paga (attori inutili), niente che sia palloso. E' quello il segreto. La festa non può finire alle 11. E d'ora in poi, dopo aver chiesto l'amicizia a qualcuno, attendere la risposta di conferma non sarà più la stessa cosa.