giovedì 5 maggio 2011

HABEMUS PAPAM, IL PONTEFICE DI MORETTI E' UN UOMO


Sgombriamo il campo da due questioni. 'Habemus Papam' non è un film contro la Chiesa e non è un film sulla Chiesa. Non è un capolavoro e non è nemmeno un passo falso. E' un'importante tappa nella carriera registica di Nanni Moretti. Sembrerebbe una pellicola complessa, almeno nella prima ora. Invece, dopo alcuni giorni di estenuanti riflessioni, sono arrivato a una conclusione: 'Habemus Papam' è una storia che ha un'unica pretesa: quella di raccontare. In maniera semplice, lineare. Tanto cinema classico e poco 'morettismo' in senso stretto.

Veniamo ai pregi. Sono due: Michel Piccoli e il film quando in scena c'è soltanto Michel Piccoli. L'attore francese si sottrae, scappa, passeggia a testa bassa, mormora, osserva. Un personaggio tratteggiato in maniera superba e diretto con grandissimo amore. Quasi con commozione. Un Papa bello perché umano. La pretesa del regista è quella di dimostrare che tutti siamo uomini. Anche un Pontefice. E il dubbio è sinonimo di intelligenza, e l'infallibilità non è di questo mondo. E nel 2011 l'inadeguatezza è un sentimento comune. Piccoli, da solo, interpreta forse tre o quattro generazioni. Non soltanto un 85enne che vorrebbe rivivere la sua vita. Ma anche tutti gli uomini, anche più giovani, che per un motivo o per l'altro non si sono sentiti pronti ad assumere un ruolo.

Chiunque, a questo punto, vorrebbe trovare chissà quali significati nascosti, chissà quali metafore. E' Nanni Moretti, non Gabriele Muccino. Beh, il bello è che il significato è davanti agli occhi. L'uomo è libero di fare le sue scelte. Anche un balcone di piazza San Pietro può rimanere vuoto. Nulla dovrebbe essere ineluttabile. Per un Papa. Per i fedeli. Per i cardinali del conclave costretti al completo distacco dalla realtà. La ribellione a un qualcosa che sta per calare dall'alto è lecita e doverosa. Qui c'è tutto il messaggio di un ateo come Moretti. Che non se la prende con la Chiesa. Ma che da essa prende spunto per riflettere su cosa vuol dire 'scegliere' nel 2011

Difetti: i cardinali e lo psicanalista di Moretti. Non so perché, ma il macchiettismo dei porporati mi è sembrato eccessivo. Io sarei stato più cupo, in alcuni frangenti, meno caricaturale. E poi il personaggio interpretato dal regista mi è sembra gratuito. Quasi un automaggio a precedenti ruoli (Caro Diario, Aprile). Divertente, per carità. Ma fuori luogo. Il film, senza queste due zavorre, sarebbe stato più godibile e più originale. Se la satira anticlericale è assente, a tratti è assente anche quel tasso di serietà che si converrebbe in un film così ben girato e fotografato.

Infine il teatro. Anche qui, non voglio arrampicarmi per trovare metafore. Trovo solo che il teatro sia cosa bella, dolce e delicata. Come l'animo umano, che non vuole mai sentirsi prigioniero. L'omaggio di Moretti a questa forma d'arte riempie il film. Peccato per quel senso di incompiutezza che si porta appresso il finale. Magari il vero messaggio è tutto lì, in quel buio oltre le tende.

4 commenti:

Luca ha detto...

Recensione assolutamente condivisibile. Sul personaggio dello psicanalista sono d'accordo un pochino meno sui cardinali. La loro caricaturizzazione è in linea col messaggio del film. Anche loro sono umani, con pregi e difetti. Sono ambiziosi, competitivi (poco importa che sia il conclave o un torneo di pallavolo) e vanesi come dimostra la scena dei commenti alle quote dei bookamaker, peraltro divertentissima. Più che metafore io c'ho visto un papa fatto di tanti papi diversi. La passione per il teatro era propria di Woityla, il senso di inadeguatezza ricorda Papa Luciani. E la rigidità del cardinale "capo" con cui Moretti si scontra evoca Ratzinger.

Poi c'è qualche finezza nascosta: il nome scelto dal papa morettiano è Celestino VI. Praticamente il sequel di colui che fece il "gran rifiuto" di dantesca memoria...

daniela memmo ha detto...

..ottima recensione! anch'io, morettiana di ferro,mi sono interrogata per giorni sul senso del film, che mi è piaciuto meno di tutti quelli di nanni moretti.Le riflessioni della recensione mi hanno risollevato: le condivido. Ma la critica alla pallacanestro ed alle scene "allegre" no.No. Il film si alza in quota proprio dove spunta Michele Apicella. E' lui che noi vogliamo, è lui che condivide ed esprime con leggerezza inarrivabile tutte le nevrosi della nostra generazione!

mkmonti ha detto...

Recensione in larga parte condivisibile,
Io ho scritto queste poche righe: "L'ultima fatica del "Nanni nazionale" suscita come di consueto polemiche ed attacchi fino alla scomunica dell'"Avvenire", gli spettatori corrono nelle sale, gli incassi volano e come col "Caimano" il "Nanni nazionale" se la gode e fa comparsate un pò ovunque sulla tanta vituperata tv. Fatte le dovute critiche alle strategie commerciali che furbescamente Moretti adotta da qualche anno a questa parte, bisogna dire che la sceneggiatura è davvero originale e lascia abbastanza sbigottiti, la realizzazione, però, non pare del tutta riuscita e spesso si avvita in scene un pochino troppo grottesche che ruotano attorno allo stesso regista-attore. A prescindere dai difetti, rimane, comunque, un'ottima pellicola che fa sia riflettere che sorridere, confermando il grande estro di uno dei pochi cineasti italiani degni di questo nome."
Ciao Paolo

mkmonti ha detto...

Vogliamo la recensione di "Source code":)
Ieri visto Il ragazzo con la bicicletta", sempre meritevoli i Dardenne