giovedì 9 giugno 2011

THE SOURCE CODE. RIPENSARCI SOLO 8 MINUTI E CAPIRE CHE E' GRANDE CINEMA


L'ufficiale dell'aeronautica Colter Stevens (Jake Gyllenhall) entra a far parte di un programma governativo sperimentale che sta indagando su un attentato ferroviario. Colter è costretto a rivivere l'incidente attraverso 8 minuti del passato. Deve riuscire a individuare il responsabile e prevenire il prossimo attacco terroristico.

Nel caso di Duncan Jones verrebbe da dire: evviva il Dna. Se sei figlio di David Bowie magari puoi essere un po' instabile. Ma non potrai mai diventare un completo idiota. La storia delle mele cadute a chilometri dall'albero è interminabile, ma il caso del giovane regista è tra quelli felici, quasi commoventi. Dopo 'Moon', che ha fatto gridare al miracolo (un coraggioso sci-fi in tempi di magra; non un capolavoro, un ottimo inizio), Duncan è tornato con un secondo elogio alla fantascienza più ortodossa, il cubo di Rubik 'The Source code'. Perché è proprio quest'integralismo che colpisce, del figlio di Bowie. La sua opera seconda è un purissimo film di genere. Un inizio in medias res, una trama con alcuni buchi, ipotesi scientifiche non riscontrabili nella realtà, futuri alternativi, finali alternativi. Tutto quello che abbiamo imparato da Dick e Asimov. Ma cosa c'è di bello, oltre allo stile? Il cuore, c'è di bello il cuore. Jones sa anche caratterizzare i personaggi. Cosa non di poco conto, se pensiamo che il principale difetto degli action movie è quello di affettare caratteri e sfumature. A immedesimarsi col protagonista ufficiale della marina americana, come un eroe hitchcockiano catapultato in un intrigo di cui non conosce nulla, ci si mettono davvero 20 minuti. Molti critici hanno parlato di un film-videogame. L'effetto è quello, per le generazioni più giovani. Ma credo che un esperto cinefilo possa riscontare nella pellicola di Jones dei valori antichi: il fascino dell'investigazione, il sapore immortale della corsa contro il tempo e la ruffianeria romantica di una lovestory intrecciata alla spystory.

Credo che 'The Source Code' sia come Inception sarebbe dovuto essere. Veloce, immediato, dogmatico nel suo essere 'irreale'. Senza spiegoni inutili. Jones dimostra che con un budget non stratosferico, ma con qualche idea in più e meno spocchia, si possa fare un film di fantascienza superiore anche a Inception. Basta saper descrivere, saper caricare lo spettatore con un tema musicale incisivo. Sound and vision. Del resto qualcuno prima di lui l'aveva detto. L'augurio? Vedere Duncan Jones lasciato nella nicchia, a languire tra le produzioni indipendenti. Ci piace così, con le pezze sul posteriore ma traboccante di invenzioni. Ho fiducia in lui, come suo padre 40 anni fa quando gli dedicò il pezzo 'Kooks':

"Will you stay in our Lovers' Story. If you stay youn won't be sorry. 'Cause we believe in you. Soon you'll grow so take a chance"

Dopo aver visto 'The Source Code', ripensateci soltanto per 8 minuti. Basteranno per capire che è grande cinema.

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